Tempo di crisi: il governo italiano si occupa degli ambienti del terziario. Per le amministrazioni pubbliche, gli enti di ricerca e pubblici la L. 95/2012 impone la riduzione del 20% degli uffici dirigenziali e unulteriore riduzione del 10% del personale non dirigenziale rispetto alle precedenti direttive. La valutazione individuale dellimpiegato pubblico, la riduzione del ticket per il pranzo, la mobilità obbligatoria, una diversa ripartizione delle ferie previsti dalla legge disegnano inoltre un rinnovato rapporto lavorativo dimpiegati e quadri. È poi regolamentato lo spazio di lavoro: lart. 3 della L. 135/2012 (Spending Review 2) impone infatti dei limiti di grandezza agli uffici della pubblica amministrazione, fra i 20 e i 25 mq a impiegato per gli edifici di vecchia costruzione, mentre per le nuove edificazioni o ristrutturazioni integrali il rapporto mq/addetto è determinato dallAgenzia del demanio. Sono parametri che, insieme alla valutazione delle reali esigenze dellattività svolta e al numero dei dipendenti, dora in poi dovranno informare gli uffici doggi: una razionalizzazione degli spazi per contenere i costi. Nello stesso periodo in cui in Italia si discute di Spending Review, negli Stati Uniti la rivista «Forbes» (16 luglio 2012) documenta brevemente come il colosso farmaceutico Glasso Smith Kline stia approntando la sua strategia contenitiva del settore amministrativo: Deskless Office, ovvero abolire la scrivania secondo un procedimento non nuovo (già negli anni novanta, lIbm aveva epurato circa 5.000 scrivanie, contando su lavoratori a rotazione e per lo più in viaggio).
Save space = save money è dunque lanalogo metodo adottato nel mondo occidentale per affrontare la crisi, benché i sistemi sembrino differenti. Nel caso italiano è lo spazio fisico dellufficio a essere ridimensionato, nellaltro è il luogo fisico dellimpiegato (identificato dalla sua scrivania) a essere messo in minoranza. In entrambi gli scenari a farne le spese sono in realtà i singoli lavoratori, sempre più a rischio licenziamento. Se negli anni ottanta i futurologi come Alvin Toffler («The Third Wave», 1980) e John Naisbitt («Megatrends», 1982) avevano predetto la fine del terziario, e quindi del luogo fisico del lavoro, la crisi economica del nuovo millennio ne ha accelerato il processo di dissolvenza, benché non proprio secondo le loro ottimistiche ipotesi. Luomo non si è, infatti, «liberato dal lavoro»: è questultimo che fa a meno di lui.
Nel 1994 la crisi finanziaria venezuelana sembrava precorrere i tempi attuali: il grattacielo per uffici Torre David a Caracas non viene completato per mancanza di fondi ed è occupato da 750 famiglie, che trasformano unicona dellarchitettura capitalistica in una vertical slum. La «riconversione» è così platealmente diversa dalle aspettative iniziali, da diventare un simbolo premiato alla XIII Biennale di Architettura (2012). Nel resto del mondo, invece, lattività edificatoria non si ferma nonostante linsolvenza degli investimenti finanziari. Eppure quante e quali corporation pubbliche e private potranno permettersi i nuovi uffici? E soprattutto, ci sarà posto per le giovani start-up, indispensabili motori del ricambio generazionale ed economico? Nellambito del terziario, «abitare di nuovo» è una prospettiva da considerare ovvero re-cycling, repair e reuse space = save money. Il tempo dellausterità non impone solo la riconversione delle vecchie cattedrali della produzione, ma anche una diversa strutturazione dellorganizzazione spaziale del lavoro. In tal senso sembrano organizzarsi le aziende più innovative: Google o Facebook affidano a designer e scenografi la sistemazione dei propri interni: sempre più ludici, colorati, casual, i vecchi capannoni produttivi sono trasformati nei nuovi panorami del terziario.
Paradossalmente (vista lausterity imposta a qualsiasi livello) o forse pionieristicamente, altri investimenti sono sviluppati nel mondo del product design associando archistar a imprese, come qui di seguito illustrato. Un segnale importante arriva anche da Cosmit, che ha affidato a Jean Nouvel la mostra «Progetto: uffici da abitare» per il SaloneUfficio 2013 (9-14 aprile); si riuscirà così a rilanciare un settore produttivo in crisi da tempo, cavalcando lidea del «piacere di lavorare», ovvero umanizzando lufficio? È un tentativo su cui molti grandi architetti e designer si sono cimentati nel corso degli ultimi due secoli, inseguendo lidea che la bellezza possa salvare il mondo del lavoro. E la politica economica?
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